Questa Guida sulla Pubblicità Facebook è diversa da tutte le altre che è possibile reperire online. Per una ragione fondamentale che ha direttamente a che fare con le possibilità di ottenere reali risultati dalla campagna pubblicitaria.

In pratica la totalità delle guide online si concentra essenzialmente sugli aspetti tecnici tralasciando quasi totalmente quelli strategici e di marketing.

Ma sebbene la conoscenza degli aspetti tecnici è importante, credere che sia sufficiente a realizzare campagne di successo è un fatale errore.

Per portare reali risultati la pubblicità su Facebook deve essere implementata utilizzando apposite strategie di marketing. Chi pensa di ottenerli semplicemente creando un annuncio e facendolo puntare ad un post sulla pagina aziendale o al sito dell’azienda, resterà nel 99% dei casi deluso.

Quello che serve è una strategia di marketing efficace.

Niente strategia appropriata, uguale niente risultati. Al riguardo reperire online del materiale valido è quasi impossibile. Le web agency, i vari “social media expert”, i  “digital specialist” e così via, si limitano a dare istruzioni tecniche, utili ma assolutamente insufficienti.

Per questa ragione questa guida alla pubblicità Facebook, prenderà solo in parte in considerazione gli aspetti tecnici, rimandando per approfondimenti alle tonnellate di materiali che sono reperibili online.

Prenderemo invece in esame quello che dovrebbe essere il cuore di ogni campagna pubblicitaria ben realizzata, e cioè la strategia che deve guidarla.

Vedremo perché molte pubblicità Facebook sono fallimentari a causa della mancanza di una strategia corretta e quale è invece una linea di strategia efficace, in grado di portare risultati e utilizzabile, con appositi adattamenti, per moltissimi tipi di prodotto e di servizio.

 

IL PROCESSO DI ACQUISTO: CHI LO IGNORA FALLISCE

Quello del processo di acquisto è il primo concetto da conoscere per realizzare una pubblicità Facebook vincente. La cosa è abbastanza semplice, anche se terribilmente ignorata dalla gran parte delle pubblicità.

Detto in due parole: quasi nessuno compra al primo click. E cioè, affinché un utente compri deve attraversare le varie fasi del processo di acquisto, ove il primo click sulla pubblicità è solo appunto il primo step, la prima fase del processo.

La ragione è semplice. Le persone prima di acquistare qualcosa vogliono conoscere le diverse soluzioni disponibili per poi valutarle e solo alla fine procedere all’acquisto. Vogliono essere sicure di scegliere la soluzione migliore.

Per questo inizialmente cercano informazioni. Sono cioè nella fase di ricerca e non in quella di acquisto. Dopo che hanno recuperato abbastanza informazioni e averle valutate solo allora procedono all’acquisto. Attraversano così le varie fasi del processo che li porta da un interesse iniziale all’acquisto finale.

Quante fasi costituiscono il processo di acquisto? E’ una domanda a cui è difficile dare una risposta univoca perché le fasi cambiano secondo del tipo di servizio o prodotto e anche della strategia di offerta.

La figura qui sotto visualizza un processo di acquisto suddiviso in sei fasi, abbastanza perché sia adattabile per la maggior parte delle situazioni. Le sei fasi sono:

  • Consapevolezza: è il primo contatto con il prodotto o servizio. Semplicemente l’utente apprende della loro esistenza.
  • Attenzione: l’utente viene attratto da qualcosa nella comunicazione del prodotto o servizio e rivolge ad esso la sua attenzione.
  • Considerazione: l’utente incamera informazioni su di esso perché lo trova in qualche modo interessante.
  • Intento: l’utente inizia a sviluppare l’intenzione di acquistare il prodotto o servizio, perché questo risponde alle sue esigenze.
  • Valutazione: l’utente valuta se davvero acquistarlo, in particolare comparandolo con altre soluzioni che hanno anche esse suscitato l’intenzione di acquisto.
  • Acquisto: l’utente acquista il prodotto o servizio perché ha valutato che è quello più valido tra tutti quelli che ha valutato.

Schema processo di acquisto.

Al riguardo, e per provare a dare dei numeri di massima, il 95% degli utenti che cliccano su una pubblicità Facebook non sono pronti ad acquistare, perché stanno appunto solo cercando informazioni. Il click che si ottiene non si convertirà quindi in alcun acquisto.

Una strategia di marketing efficace su Facebook deve quindi riuscire in qualche modo a sfruttare quei click, in modo da convertirne, in un secondo tempo, il più possibile in acquisti.

Si tratta, detto diversamente, di “agganciare” in maniera permanente gli utenti che hanno cliccato sull’annuncio così da potergli presentare altre comunicazioni su Facebook e/o su altri canali, e condurli all’acquisto. Solo così non si perderanno i click ricevuti e i relativi soldi pagati a Facebook per ottenerli.

Se si prova a guardare alla grande maggioranza delle pubblicità Facebook, si noterà come questo concetto viene perlopiù ignorato. La maggior parte di queste pubblicità sono infatti prive di una strategia di marketing di questo tipo. Il risultato sono campagne non di rado fallimentari.

E’ importante avere presente che la lunghezza in tempo del processo di acquisto, quanto tempo in media dall’interesse iniziale passa per arrivare all’acquisto, dipende dal tipo di prodotto o servizio pubblicizzato. Generalmente più un prodotto o servizio è costoso, o più è “complesso”, più tempo richiederà il processo di acquisto.

 

LA STRATEGIA VINCENTE

Per riepilogare quanto detto, fare su Facebook della pubblicità vincente implica sfruttare qualsiasi utente/click che arriva, anche quelli che non portano subito ad una vendita. Lo si fa agganciando l’utente che ha interagito con la pubblicità e “accompagnandolo” nel processo di acquisto sino alla tappa finale.

L’utente, nella prima fase del processo di acquisto è solo un “semplice” utente, perché ha solamente visualizzato la pubblicità del prodotto o del servizio.

Il compito di una efficace strategia pubblicitaria su Facebook è quello di convertire prima di tutto l’utente in un lead, qualcuno cioè che ha espresso un qualche interesse nel prodotto o nel servizio, e di trasformarlo poi in “prospect”, qualcuno che ha una buona intenzione di acquistare il prodotto o il servizio, per poi infine portarlo all’acquisto:

Da utente a lead a prospect a cliente

Ma come è di fatto possibile implementare una strategia del genere?

Esistono essenzialmente due modi, che possono anche essere utilizzati in combinazione tra loro.

Il primo consiste nel proporre all’utente un’offerta particolarmente interessante, a cui lui può accedere solo lasciando il proprio indirizzo email, ed eventualmente anche il proprio nome. In questo modo si catturano i dati dell’utente per poi inviargli tramite email delle comunicazioni in sequenza, così da “portarlo” man mano all’acquisto del prodotto.

Riguardo all’offerta, che cosa di fatto proporre dipende da caso a caso, soprattutto in ragione di quale è il settore dell’azienda che effettua la pubblicità Facebook. Non deve necessariamente essere un forte sconto riguardo ad un prodotto o servizio. Può essere anche la partecipazione ad una “community” i cui membri godono di particolari privilegi, oppure anche del materiale informativo di particolare valore per l’utente.

Quello che è importante è che in ogni caso sia qualcosa che l’utente percepisca davvero come appetibile e interessante, perché ha lo scopo di “smuovere” l’utente a lasciare i propri dati.

L’altro modo di implementare la strategia consiste nel mostrare all’utente che ha cliccato su un determinato annuncio di Facebook, ulteriori annunci, diversi dal primo. Tali annunci hanno la caratteristica di interessare sempre di più l’utente al prodotto o servizio offerto, portandolo su pagine diverse che lo accompagnano nel processo di acquisto sino allo step finale.

Entrambi i modi di implementazione della strategia sono quindi accomunati dal agganciare l’utente attraverso una prima pubblicità, per poi con comunicazioni successive, nel primo metodo attraverso email e nel secondo attraverso annunci pubblicitari, portarlo all’acquisto.

I due modi di implementare la strategia che abbiamo esaminato, possono essere usati come si diceva anche in parallelo e devono chiaramente essere adattati ai singoli casi. E’ questa la parte più difficile di tutta una campagna pubblicitaria su Facebook, perché implica una discreta dose di esperienza.

Per dirla diversamente, una campagna pubblicitaria per un parrucchiere e quella ad esempio per un’azienda di ristrutturazioni, richiederanno implementazioni in parte diverse della stessa strategia di base. I principi generali sono quindi validi in ogni caso. L’esecuzione della strategia varia a seconda del settore dell’azienda che realizza la pubblicità.

 

MELE ACERBE E MELE MATURE

 

Propensione all'acquisto su Facebook

Quanto detto sino qui può essere chiarito con l’esempio delle mele acerbe e delle mele mature.

Le mele mature sono quegli utenti che sono già pronti ad acquistare il prodotto o servizio offerto, e che sono come si diceva una esigua minoranza. Sono mature perché possono essere mangiate subito, nel senso che si convertono immediatamente in una vendita.

Le mele acerbe sono tutti gli altri, coloro che non sono disposti ad acquistare subito, perché sono ancora nelle fasi iniziali del processo di acquisto, stanno cioè ancora cercando informazioni e valutandole.

Fare pubblicità su Facebook è come andare a raccogliere delle mele, con la particolarità però che non si ha la possibilità di sceglierle a priori.

Si raccolgono tutte le mele che capita, sia quelle acerbe che quelle mature. Questo perché non è possibile selezionare gli utenti a seconda di quanto sono pronti ad acquistare, dato che prima che clicchino sulla pubblicità, nessuno può conoscere questo dato.

I click che si prendono non sono quindi selezionabili a priori e di conseguenza tutte le mele vengono raccolte, indipendentemente dal loro livello di maturazione. Tutte le mele però, sia quelle mature sia quelle acerbe, vengono pagate a Facebook.

Per questo motivo diventa essenziale una strategia che permetta di fare maturare le mele acerbe, i click di chi è non ancora disposto ad acquistare, per trasformarle in mele mature, e cioè in vendite.

La strategia vincente di marketing che abbiamo visto è quindi come una specie di “stanza di maturazione” in cui le mele acerbe sono conservate sino a che maturano.

Senza questa strategia le mele acerbe verrebbero buttate via, anche se paradossalmente sono costate quanto quelle mature.

Ed è questa la ragione per cui molte campagne pubblicitarie su Facebook realizzate da aziende nei più vari settori non portano i risultati sperati.

Queste aziende sono prive di una strategia di marketing efficace in grado di fare maturare le mele acerbe, e quindi, benché le abbiano pagate, sono costrette a buttarle e a perdere il loro investimento.

 

REALIZZARE UNA PUBBLICITA’ FACEBOOK EFFICACE

Tutto quanto sin qui detto è la base essenziale per realizzare una pubblicità su Facebook che porti reali risultati. E’ la base imprescindibile senza la quale il 90% delle pubblicità su Facebook sono destinate a fallire.

Ma oltre la strategia di marketing di base su cui impostare l’intera campagna ci sono altri elementi che incidono sulla riuscita di una azione pubblicitaria e che ora prenderemo in esame.

In quello che segue, daremo per scontato quanto detto sin qui riguardo alla strategia da utilizzare e parleremo quindi solo in generale dei vari elementi di una campagna Facebook, non facendo più accenno alla strategia in questione.

Continueremo però in ogni caso a dare maggiore rilievo alle questioni di marketing, perché come dicevamo all’inizio sono le più complesse e decisive per il successo dell’azione pubblicitaria.

Dato che lo spazio a disposizione non consente di parlare in maniera esaustiva di tutti gli aspetti e le opzioni di una campagna Facebook, vedremo quali sono gli elementi essenziali, così da dare una base utile per orientarsi verso azioni pubblicitarie efficaci.

 

FACEBOOK E OTTIMIZZAZIONE AUTOMATICA DELLE CAMPAGNE: COME FUNZIONA

Se si vuole capire come ottenere il massimo dalle proprie campagne pubblicitarie, è essenziale avere presente come l’intelligenza artificiale di Facebook funziona. Non si tratta di un semplice discorso teorico. E’ invece il cuore del motore che ottimizza le campagne Facebook per renderle sempre più performanti.

Quello che Facebook cerca di fare con ogni mezzo è di rendere le campagne pubblicitarie sempre migliori in modo da aumentare i risultati ottenuti. Come?

Essenzialmente mostrando le nostre pubblicità a un pubblico che è più propenso a fare l’azione obbiettivo della campagna, quella che ci darà il risultato voluto.

Quello che Facebook fa è analizzare quali sono le caratteristiche degli utenti che hanno compiuto l’azione desiderata, ad esempio compilare un modulo con i propri dati, per poi proporre ad altri utenti con le stesse caratteristiche la pubblicità in questione.

Il sistema funziona perché ogni singolo utente è caratterizzato in Facebook da più di 2000 parametri. Questi parametri vanno dall’età, alla locazione geografica, sino al tipo di argomenti preferiti, alle pagine a cui si è dato dei like, e così via. Sono tutti dati che Facebook nel tempo accumula e conserva per ogni suo utente.

Man mano che la campagna va avanti e più utenti hanno interagito con essa, Facebook riesce ad individuare, in base ai parametri di tali utenti, un profilo sempre più preciso dell’utente “ideale” che ha più probabilità di interagire positivamente con la campagna stessa.

Poi propone gli annunci della campagna agli utenti che più corrispondono a quel profilo. Riassumendo: più la campagna va avanti, più Facebook riesce a “capire” precisamente quale è il profilo migliore a cui proporre la campagna e così ad ottimizzarla.

Tutto questo ci dice chiaramente una cosa: Facebook ha molti più dati di noi per riuscire ad ottimizzare le campagne. Che non significa che l’ottimizzazione manuale sia inutile. Il suo posto però, man mano che gli algoritmi di Facebook diventano sempre più intelligenti, si restringe di conseguenza.

Da quanto detto si può derivare una strategia che permette in molte situazioni di ottenere il meglio dalle proprie campagne e di cui più sotto parleremo.

 

L’ADS MANAGER (POWER EDITOR)

Benché siano moltissimi coloro che si avvicinano alla pubblicità Facebook cliccando il tasto che invita a promuovere l’annuncio che compare quando si realizza un post, tale metodo è poco professionale e da minori possibilità di controllo.

Per questo per tutte le proprie azioni pubblicitarie su Facebook è bene utilizzare uno strumento che mette a disposizione tutte le funzionalità, i controlli e le statistiche disponibili su Facebook, l’Ads Manager:

Pubblicità Facebook: il Power Editor

Sino a un paio di anni fa lo strumento usato dai professionisti era il “Power Editor”, mentre l’Ads Manager offriva solo funzionalità di base. All’inizio del 2018 Facebook ha però fuso i due sistemi, inglobando nell’Ads Manager, tutte le funzionalità del Power Editor.

Per accedere all’Ads Manager, essendosi già connessi a Facebook, si può utilizzare il seguente link:

https://business.facebook.com/adsmanager/manage/all

L’utilizzo effettivo del Power Editor per la pubblicazione delle campagne, implica chiaramente l’apertura di un proprio account pubblicitario su Facebook, in cui saranno inseriti i propri dati e la propria carta di credito. Operazione questa relativamente semplice per effettuare la quale si può partire ad esempio da qui:
https://www.facebook.com/business/

 

CREAZIONE DI UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA

Per creare una nuova campagna, all’interno dell’Ads Manager, è sufficiente cliccare sul tasto verde “Crea” in alto a sinistra. Si aprirà la schermata di creazione della campagna da cui si accederà ai tre step successivi richiesti per completare l’operazione.

GLI STEP DELLA CAMPAGNA

Una campagna pubblicitaria in Facebook è suddivisa in tre unità logiche che costituiscono anche gli step successivi di creazione della campagna:

  • campagna (impostazioni di base)
  • gruppi di inserzioni
  • inserzioni

All’interno dell’Ads Manager nella colonna di sinistra viene mostrata la struttura della campagna che si sta creando/modificando, con le tre unità logiche e le loro sottovoci. In qualsiasi momento della creazione è possibile tornare indietro per modificare le impostazioni già settate, semplicemente cliccando in una delle sottovoci:

I tre step di una campagna pubblicitaria su Facebook

A ogni step della campagna Facebook dedica una pagina, composta da diverse sezioni, ognuna dedicata a un gruppo di impostazioni. Quando si è completato uno step, per passare alla pagina dello step successivo, è sufficiente cliccare il tasto blu “Continua” in basso a destra.

Per ritornare invece alla pagina dello step precedente è sufficiente cliccare il tasto bianco “Indietro” in basso a sinistra.

L’OBBIETTIVO

Nel primo step, la prima cosa da decidere nella realizzazione di una campagna pubblicitaria, è quale tipo di campagna creare.

Facebook mette a disposizioni diversi tipi di campagne, ognuna con un particolare obbiettivo. Tra i diversi obbiettivi disponibili i principali, quelli cioè in assoluto più usati sono:

  • la copertura: Facebook cerca di mostrare la pubblicità a quanti più utenti (in target) possibile
  • il traffico: Facebook cerca di ottenere il maggior numero di click sulle inserzioni
  • le conversioni: Facebook cerca di ottenere il maggior numero possibile di azioni di conversione
  • la visualizzazione dei video: Facebook cerca di ottenere il maggior numero possibile di visualizzazioni dei video

Benché le campagne video stiano riscuotendo un consenso sempre maggiore, e le campagne di copertura siano efficaci in determinati casi, i due tipi di campagna di base, utilizzati ancora nella maggior parte della pubblicità, sono quelle di traffico e quelle di conversione. Per questa ragione qui ci concentreremo su di esse, lasciando le altre a successivi articoli.

Campagna pubblicitaria Facebook: scelta obiettivo

Nella campagna “conversioni”, come si accennava, Facebook cerca di ricevere click dagli utenti che sono, secondo quanto riesce a capire, più propensi ad effettuare un’azione di conversione dopo aver cliccato sull’inserzione, come ad esempio acquistare un prodotto o compilare una form con i propri dati.

Per poter utilizzare la campagna “conversioni” è necessario aver installato sulla pagina di atterraggio dell’annuncio il proprio Facebook pixel, e che questo sia funzionante. Il pixel è infatti necessario a Facebook per capire quali utenti dopo essere atterrati sulla pagina di destinazione della pubblicità, hanno effettuato l’azione di conversione, ad esempio compilando un modulo o acquistando un prodotto.

L’installazione del pixel di Facebook è un’operazione meramente tecnica, per la quale sono disponibili online decine di tutorial, ai quali rimandiamo per tutti i dettagli. Qui continueremo invece a prendere in considerazioni le questioni di strategia e di marketing.

Un’ottima strategia consiste nell’iniziare una campagna utilizzando come obbiettivo il traffico, per poi passare all’obbiettivo conversioni, quando Facebook ha raccolto abbastanza dati per capire quali sono gli utenti che hanno più probabilità di effettuare un’azione di conversione. Spiegheremo meglio tale strategia più sotto.

E’ importante sapere che l’obbiettivo della campagna può essere scelto sia in questo passo (creazione campagna) che in quello successivo (creazione gruppo di inserzioni).

Il tipo di ottimizzazione che si sceglie in questo step, influenzerà però quelli disponibili nello step successivo della creazione del gruppo di inserzioni.

Se in questo step si sceglie come obbiettivo il traffico,  allora nei gruppi di inserzioni sarà possibile scegliere come obbiettivo oltre il traffico, anche la copertura/impressioni, e la copertura giornaliera unica (ogni utente vede al massimo una inserzione al giorno), non sarà però disponibile l’ottimizzazione per conversione.

Solo scegliendo in questo step l’obbiettivo “conversioni”, in quello successivo del gruppo di inserzioni, sarà disponibile oltre quelle precedenti anche l’ottimizzazione per conversioni.

IL BUDGET E LA SUA OTTIMIZZAZIONE

Un’altra opzione che si può settare a livello di campagna è il budget e la sua ottimizzazione. Tale impostazione può essere anche settata a livello di singolo gruppo di inserzioni.

Si può cioè scegliere di impostare in questo step un budget valido per tutta la campagna, o in alternativa di impostare il budget per singolo gruppo di inserzioni.

Per impostare l’ottimizzazione del budget a livello di campagna (step attuale) bisogna cliccare sullo switch “Ottimizzazione del budget della campagna“, in basso nella pagina di creazione e poi decidere se impostare un budget giornaliero oppure totale per tutta la campagna, e infine inserirne l’ammontare:
Ottimizzazione del budget a livello di campagna.

La scelta ha importanti conseguenze per la seguente ragione. Se si sceglie di impostare l’ottimizzazione del budget a livello di campagna, Facebook automaticamente lo suddividerà tra i diversi gruppi di inserzioni, cercando di ottimizzarlo rispetto agli obbiettivi dei singoli gruppi. Cosa vuol dire?

Facciamo l’esempio di avere una campagna con due gruppi di inserzioni:

  • gruppo A con ottimizzazione per click
  • gruppo B con ottimizzazione per conversioni

Se abbiamo scelto di impostare a livello di campagna l’ottimizzazione del budget, allora a seconda delle “opportunità” che si presenteranno durante lo svolgimento della campagna, di momento in momento Facebook  assegnerà un budget diverso ai due gruppi di inserzioni. Per ogni dato gruppo lo aumenterà o lo diminuirà a seconda delle maggiori o minori opportunità che si presenteranno per quel particolare gruppo.

Ciò significa che alla fine della campagna potrebbe esserci ad esempio il gruppo A, che ha consumato il 70% del budget totale, mentre il gruppo B ha avuto solo il 30%. Queste perché Facebook “ha visto” durante lo svolgimento della campagna, maggiori opportunità per il gruppo A che non per il gruppo B.

Se invece si scegli di ottimizzare il budget a livello di singolo gruppo di inserzioni, ogni gruppo potrà fare conto solo sul budget assegnato, senza poter consumare quello degli altri gruppi.

Il vantaggio di impostare l’ottimizzazione del budget a livello di campagna è che “nel complesso” il budget verrà speso generalmente meglio, portando a maggiori risultati complessivi.

Lo svantaggio è però che si perde il controllo sul budget dei singoli gruppi. Per questo quando si vuole per qualche ragione essere certi che un gruppo possa avere a disposizione un determinato budget, è necessario scegliere l’ottimizzazione a livello di gruppo.

Questo può ad esempio essere necessario in una campagna pubblicitaria suddivisa per regioni, dove ad ogni regione è assegnato uno specifico gruppo assieme a un certo budget che non si vuole condividere con le altre.

I GRUPPI DI INSERZIONI

Il gruppo di inserzioni è il secondo elemento che si imposta durante la creazione di una pubblicità Facebook. Ogni campagna ha almeno un gruppo di inserzioni, ma può averne molti di più. Le inserzioni, chiamate anche “annunci” sono ciò verrà mostrato agli utenti e che sarà impostato nella terza fase della creazione della campagna, dopo aver creato i gruppi di inserzioni.

Nel gruppo di inserzioni si specificano diverse opzioni, tra cui ad esempio quanto si vuole spendere giornalmente o in tutto per quel determinato gruppo, il tipo di ottimizzazione valido per quel gruppo e un tetto di spesa per singola interazione, così come il targeting (pubblico selezionato) e i posizionamenti (dove visualizzare gli annunci).

 

L’OTTIMIZZAZIONE

Facebook gestisce l’impostazioni di ottimizzazione nella sezione: “Budget e programmazione” del gruppo di inserzioni, sotto la voce “Optimization for Ad Delivery“.

Questo perché attualmente il tipo di ottimizzazione che si desidera  può essere scelto anche a livello di singolo gruppo di inserzioni, con le eventuali limitazioni derivanti dal tipo di ottimizzazione scelto al livello campagna,  come abbiamo visto nel primo step.

I tipi di ottimizzazione per i gruppi sono per gran parte gli stessi del tipo di campagna scelto nella prima fase.

I più importanti di tali tipi sono:

  • ottimizzazione per visualizzazioni
  • ottimizzazione per click
  • ottimizzazione per conversione

In ogni gruppo di inserzioni è cioè possibile scegliere se ad esempio si preferisce ottenere più visualizzazioni possibili, più click possibili sull’annuncio, oppure più azioni di conversione possibili (tipo la compilazione di un modulo).

Generalmente i tipi di ottimizzazione più usati sono quella per i click e quella per le conversioni.

Al riguardo è importante ricordarsi quanto si diceva all’inizio sull’ottimizzazione automatica di Facebook. Per poter ottimizzare, Facebook raccoglie prima un sufficiente numero di dati su chi ha effettuato una determinata azione (ad esempio click sull’annuncio o conversione).

Perché i dati possano bastare è però necessario che un sufficiente numero di utenti abbia interagito con l’annuncio (inserzione). Perché questo avvenga deve chiaramente passare un certo tempo.

E’ ad esempio necessario che abbastanza utenti abbiano cliccato sull’annuncio o abbiano effettuato una conversione.

E’ però importante notare che non succede che ogni persona che clicca sull’annuncio compie poi la conversione (ad esempio compilazione di un modulo).

Potrebbero essere magari necessari 50 click, perché avvenga una azione di conversione. Di conseguenza i dati sui click si accumulano molto più velocemente che quelli sulle conversioni. Quindi Facebook impiega molto meno tempo ad ottimizzare una campagna rispetto ai click, che non rispetto alle conversioni.

Detto diversamente per ottimizzare davvero una campagna secondo le conversioni è necessario che passi molto più tempo.

Quanto detto incide anche sul tipo di strategia da utilizzare per pagare il meno possibile la pubblicità.

Una buona strategia al riguardo, come si accennava nel precedente paragrafo, è quella di partire con l’ottimizzazione per click e poi cambiare in ottimizzazione per conversione dopo qualche giorno, o comunque appena ci sono abbastanza dati perché Facebook possa usare questo tipo di ottimizzazione.

Questa strategia permette di abbassare i costi, dato che l’ottimizzazione per click risulta generalmente meno costosa di quella per conversione, e utilizzare quest’ultima quando Facebook non ha ancora dati sufficienti per impiegarla efficacemente, può diventare un inutile dispendio di risorse.

TETTO DI SPESA PER SINGOLA INTERAZIONE

A livello di gruppo di inserzioni Facebook da anche la possibilità di impostare un tetto su quanto si vuole spendere per singola interazione. Questa opzione si trova sempre nella sezione “Budget e programmazione”, sotto la voce “Valore di controllo del costo”.

Questo solo se non si è impostata l’ottimizzazione del budget a livello del primo step (campagna). Diversamente il gruppo di annunci non presenterà la sezione in questione.

Al riguardo è importante capire che la pubblicità Facebook funziona con lo stesso meccanismo delle aste. Facebook in ragione del numero di utenti che visualizzano le pagine e delle posizioni per gli annunci disponibili sulle pagine stesse, ha un numero limitato, seppur grande, di visualizzazioni disponibili per gli annunci che gli inserzionisti realizzano.

Essendoci moltissimi inserzionisti, tali visualizzazioni disponibili devono essere suddivise da Facebook tra di essi. Il sistema che usa Facebook per decidere quante visualizzazioni concedere ad ogni inserzionista si basa appunto sulle aste.

Più cioè un inserzionista è disposto a spendere per singola visualizzazione o singolo click sull’annuncio, più saranno le visualizzazioni che Facebook concederà a quel determinato inserzionista.

Attualmente Facebook, a livello di gruppo di inserzioni da la possibilità di impostare un “costo medio”, che rappresenta il costo massimo che  si è in media disposti  a pagare per ogni interazione/risultato ottenuto, settandolo come si diceva alla voce: “Valore di controllo del costo”.

Il tipo di interazione di cui impostare il costo medio sostenibile, cambia a seconda del tipo di ottimizzazione scelto. In ogni caso tale impostazione è facoltativa. Se viene impostata il gruppo di annunci sarà limitato perché, secondo il sistema delle aste, Facebook darà la preminenza agli annunci degli inserzionisti che non hanno impostato un limite o che lo hanno impostato più alto.

Se non viene impostata Facebook sarà libero di cercare di ottimizzare la campagna nel migliore modo creda, senza limitazioni per singola interazione.

 

IL TARGETING

Il targeting è quell’aspetto della campagna che ci permette di scegliere il pubblico di utenti a cui mostrare gli annunci pubblicitari. Questo perché più il pubblico è specifico, e cioè selezionato, riguardo all’oggetto della pubblicità, più alte saranno le probabilità di una sua risposta positiva.

Facebook mette a disposizione diversi fattori che permettono di selezionare il pubblico, tra cui i tre classici di locazione geografica, età e sesso:

Trageting campagna Facebook

Ci sono poi criteri ulteriori, quali ad esempio “i dati demografici” quali lo status coniugale, l’esistenza e numero di figli, oppure la posizione di lavoro coperta, il livello di istruzione.

Al riguardo è bene avere presente che tali altri criteri non sono così certi e precisi come i primi tre, se si eccettua in parte l’istruzione.

La ragione è che molte volte Facebook non riesce a sapere ad esempio quale lavoro un determinato utente svolge, perché di solito chi si iscrive non fornisce informazioni di questo tipo. La stessa cosa vale per gli altri. L’utilizzo di questo tipo di criteri non di rado risulta quindi meno efficace di quanto si potrebbe pensare.

Un altro criterio di primaria importanza è quello degli “interessi”. Con questo termine Facebook intende i diversi interessi, nei più vari ambiti, che un utente può avere. Vi rientrano quindi cose come gli sport praticati o che si seguono, la moda, la cultura, i viaggi, lo svago, e così via:

Interessi pubblico Facebook

E’ essenziale avere però presente come Facebook attribuisce determinati interessi ad un utente. Dato che di solito non sono gli utenti ad esprimere esplicitamente quali sono i propri interessi, Facebook cerca di individuarli analizzando l’attività degli utenti sulle sue pagine.

Così, ad esempio, se un utente ha dato un like ad una pagina dedicata alle arti marziali, Facebook pensa di poterne dedurre che quell’utente ha come interesse le arti marziali. La stessa cosa succede per altri tipi di interazione da parte dell’utente, quali commenti, partecipazione a gruppi, argomenti delle pagine più visualizzate, etc.

Questa strategia che Facebook utilizza è di fatto l’unica percorribile per cercare di comprendere gli interessi degli utenti, ma ha un inevitabile svantaggio: non è precisa.

Il motivo è che non basta dare un like ad un post che parla ad esempio di un vestito di un certo brand di moda, per avere interesse in quel brand. Di conseguenza il targeting per interessi è sovente troppo largo, lasciando entrare anche utenti che non hanno davvero l’interesse selezionato nel target.

Succede però anche l’opposto, e cioè che ci sono utenti che hanno un determinato interesse, e che Facebook ignora, perché non lo hanno manifestato in qualche modo sulle pagine del social network.

Con questo non si vuole però dire che il targeting per interessi sia inutile. Ma stando così le cose la domanda a questo punto è se e come utilizzare efficacemente tale targeting.

La risposta ha a che fare con quanto dicevamo in precedenza sulla capacità di Facebook di ottimizzare automaticamente le campagne e dipende da quanto è vasto il pubblico a cui ci si rivolge.

Se il pubblico è relativamente limitato, quale ad esempio un pubblico locale di una singola città, allora l’utilizzo del targeting per interessi risulta non di rado controproducente. La ragione è che filtrando per interessi si va ad eliminare una grossa fetta di pubblico che per Facebook non ha l’interesse selezionato, riducendo così drasticamente il pubblico disponibile.

Abbiamo però visto che il target per interesse è molto impreciso, dato che molti utenti hanno di fatto interessi, anche solo potenziali, di cui Facebook è ignaro. Utilizzando il target per interessi si corre quindi il rischio di eliminare dal pubblico un consistente insieme di utenti che invece avrebbero potuto rispondere positivamente alla campagna pubblicitaria.

A livello locale, la strategia spesso più efficace consiste quindi nel non utilizzare il targeting per interessi, lasciando invece agli algoritmi di intelligenza artificiale di Facebook il compito di ottimizzare la campagna, secondo quanto dicevamo nel paragrafo sull’ottimizzazione automatica.

La ragione per cui Facebook può meglio riuscire in tale ottimizzazione, rispetto a quanto possiamo fare direttamente noi è che lui ha accesso a un numero spropositatamente maggiore di parametri, i 2000 e più di cui si parlava, rispetto ai pochissimi parametri del targeting a noi disponibili. La sua capacità di ottimizzazione sarà quindi sempre maggiore della nostra.

Diverso è invece il caso di una pubblicità realizzata su più vasta scala, come ad esempio tutto il territorio nazionale. In questo caso si parte da un pubblico molto vasto, e quindi l’utilizzo del targeting per interessi nonostante faccia dei tagli drastici, mantiene nondimeno un numero di utenti alto, che non compromette i risultati della campagna.

In questo caso l’utilizzo degli interessi riesce a migliorare, specialmente nelle fasi iniziali, la campagna, perché anche se non preciso il filtro per interesse ha nondimeno una sua efficacia.

Va da sé che in ogni caso, l’ottimizzazione delle campagne, automatica ma anche manuale, riesce a dare risultati solo se ha abbastanza dati su cui lavorare. Per questo è di solito necessario lasciare passare almeno alcuni giorni prima di poter apprezzare un miglioramento dei risultati a seguito dell’attività di ottimizzazione.

Riassumendo, una strategia di massima con cui è possibile partire, è quella di non utilizzare il targeting per interessi nella campagne pubblicitarie con un pubblico particolarmente ristretto, e utilizzarlo invece in quelle con pubblici vasti, come le campagne a livello nazionale.

E’ anche chiaro che questa è solo una linea indicativa di base. Vi sono campagne su pubblici relativamente ristretti in cui il targeting per interessi può dare il proprio contributo al successo della campagna.

Per sapere davvero quali sono le situazioni in cui risulta efficace, la cosa migliore è eseguire degli split test su due gruppi di annunci, il primo con targeting per interessi, il secondo senza, utilizzando una apposita funzione di Facebook che evita che i due pubblici siano (parzialmente) sovrapposti.

Si vedrà così quale gruppo porta i risultati migliori e si capirà se l’utilizzo degli interessi migliora o peggiora le performance della campagna. Parleremo degli split test in seguito, dopo aver esaminato gli altri elementi fondamentali di un campagna.

 

IL POSIZIONAMENTO

Facebook visualizza le pubblicità in due posizioni sulle sue pagine:

  • Il feed dei contenuti
  • La barra verticale destra

Il feed dei contenuti è la lista di post che ci si trova appena si accede a Facebook e che contiene post degli amici e delle pagine e gruppi che si seguono.

La barra laterale, eccettuato la parte superiore, è invece quasi esclusivamente dedicata alla visualizzazione delle inserzioni pubblicitarie. E’ presente esclusivamente nella versione desktop e non in quella mobile:

Posizionamento annunci di Facebook

Oltre questi due principali posizionamenti Facebook ne mette a disposizione alcuni altri, tra cui il più importante è Instagram. In questo articolo ci concentriamo però sui primi due, essendo i più utilizzati e quelli da cui non è possibile prescindere.

Quando si crea un annuncio si ha la possibilità di scegliere in quali posizioni visualizzarlo.

E’ una cosa condivisa da in pratica la totalità dei marketers, che la resa degli annunci inseriti nel feed, sia quasi sempre molto maggiore di quella della barra latrale destra. Gli annunci del feed vengono cioè cliccati di più e convertono maggiormente.

Per questa ragione, anche se ci sono casi in cui la barra laterale destra può dare risultati interessanti, il feed deve essere la posizione a cui va sempre data la preminenza. Anche se nel caso del retargeting, di cui parliamo più sotto, la barra laterale destra può essere conveniente per il costo generalmente inferiore degli annunci.

In genere, se si intende utilizzare anche la barra destra, è possibile fare dei test e confrontare la resa (in termini essenzialmente di ritorno dell’investimento) con il feed e poi decidere se mantenere o meno anche tale posizione.

In fase di posizionamento si sceglie anche su che tipo di dispositivo visualizzare gli annunci del gruppo. E’ possibile sceglierle di visualizzarlo solo su computer desktop, solo su dispositivi mobili, oppure su entrambi.

Gran parte degli utenti di Facebook ormai vi accedono da smartphone, e quindi i posizionamenti su dispositivo mobile sono molto più numerosi e anche solitamente meno costosi di quelli su desktop. Inoltre gli annunci visualizzati su mobile, di solito sembrano convertire meglio che non quelli su desktop.

La soluzione del posizionamento desktop può però essere efficace in alcune situazioni. Ad esempio, dato che di solito almeno in Italia, chi compra in Internet tende a farlo ancora da desktop, un annuncio di vendita di un prodotto avrà probabilmente buone performance da un posizionamento su desktop.

C’è una cosa essenziale da tenere conto riguardo ai posizionamenti. Nel caso si voglia utilizzare sia quelli su desktop che su dispositivo mobile, è bene dedicare ad ognuna di queste opzioni un singolo gruppo di inserzioni.

Ci sarà quindi un gruppo di inserzioni con gli annunci visualizzati su desktop e uno con quelli visualizzati su mobile. In questo modo si faciliterà la gestione del tutto e soprattutto si semplificherà l’analisi dei risultati, che come si vedrà, è una fase essenziale di qualsiasi pubblicità vincente.

 

L’ANNUNCIO

L’annuncio è il terzo elemento che Facebook chiede di creare nella realizzazione di una campagna. Gli annunci, o “inserzioni”, come si è appena visto vengono suddivisi in gruppi, per avere una gestione più granulare e flessibile dell’intera campagna.

Esistono su Facebook diversi tipi di annunci, che vanno da quelli contenenti una singola immagine, ai caroselli di immagini, sino ai video.

La maggior parte degli annunci pubblicitari fanno però ancora uso di immagini singole, sia perché tale tipo è il più semplice da realizzare, sia perché è quello che si dimostra più adattabile alle diverse azioni pubblicitarie.

Il formato dell’annuncio dovrebbe essere comunque scelto a seconda del prodotto o servizio pubblicizzato. Una agenzia immobiliare ad esempio, che pubblicizzi una villa, farebbe bene a scegliere un annuncio carosello, in modo da visualizzare i diversi ambienti dell’immobile e interessare maggiormente l’utente.

Un altro tipo di annunci che sta conquistando sempre più interesse sono i video, la cui realizzazione comporta però un lavoro abbastanza superiore a quello di un annuncio con immagine, motivo per cui moltissime pubblicità Facebook utilizzano quest’ultimo.

Essendo l’annuncio immagine il più usato e adattabile, ci occupiamo adesso di questo, rimandando ad altri articoli la trattazione delle altre tipologie.

Un annuncio su Facebook deve riuscire essenzialmente a fare due cose:

  • richiamare l’attenzione e prendere quanti più click rilevanti possibile
  • evitare di prendere click inutili

Vediamo come farlo esaminando gli elementi che compongono un annuncio:

Esempio di annuncio pubblicitraio su Facebook

 

 

L’IMMAGINE

Facebook è un social che funziona moltissimo per immagini, anche se non quanto ad esempio Instagram (che comunque fa parte della rete pubblicitaria di Facebook) oppure Pinterest.

La particolarità dell’immagine è quella di richiamare per prima l’attenzione dell’utente. L’utente nota infatti prima l’immagine, focalizza su essa la sua attenzione e poi passa a leggere il titolo.

Per questo utilizzare un’immagine che catturi l’attenzione è essenziale. Le immagini con colori accesi e saturi sono quindi le più efficaci, perché si differenziano con forza da tutto il resto. Il soggetto dell’immagine deve inoltre stagliarsi i maniera evidente sull’eventuale sfondo. L’immagine non deve cioè essere confusa o troppo complessa. Le immagini semplici e chiare sono quelle che hanno la maggiore efficacia.

L’immagine deve poi essere quanto più possibile pertinente con ciò che è pubblicizzato. E’ inutile richiamare l’attenzione con un soggetto particolarmente “forte”, ad esempio il corpo di una bella donna, quando poi ciò che è pubblicizzato non ha alcun nesso con esso. Si prenderebbero al massimo click a vuoto di utenti che non sono in alcun modo potenziali clienti.

E’ meglio inoltre evitare, o ridurre al minimo, testo e frasi all’interno delle immagini e non solo perché Facebook tende a penalizzare questa pratica.

E’ infatti dimostrato che in genere gli annunci di sola immagine catturano maggiormente l’attenzione degli utenti e favoriscono la condivisione dei contenuti. Anche se ci sono alcuni casi in cui dei testi sulle immagini risultano efficaci. Come linea guida generale è meglio comunque evitarli.

 

IL TITOLO

E’ il secondo elemento in una Pubblicità Facebook a ricevere l’attenzione dell’utente. Per questo ha una importanza fondamentale. Perché un titolo non appropriato, anche se l’immagine è efficace, farà perdere l’attenzione dell’utente.

Per essere appropriato un titolo deve generalmente trasmettere all’utente l’essenza del messaggio pubblicitario. Quando impiegabile, la strategia più utilizzata a tal fine, è quella di fare leva sui vantaggi che l’utente avrà da ciò che è pubblicizzato.

In una pubblicità ad esempio su una crema solare, invece di parlare della composizione della stessa o di altri dettagli simili, si può dire “Quest’estate prendi tutto il sole che vuoi!” oppure anche utilizzare un mix tra una caratteristica del prodotto e un vantaggio per l’utente come “50% di protezione in più per una abbronzatura al top”.

Un’altra tecnica utilizzata nel titolo è quella di fare leva sulla curiosità. Può essere molto efficace ma deve essere utilizzata con attenzione per evitare di prendere click inutili.

Per farlo bisogna, dopo aver suscitato la curiosità, passare poi a spiegare nel testo dell’annuncio (il terzo elemento) in cosa consiste di fatto la proposta dell’annuncio. Diversamente o l’utente eviterà di cliccare l’annuncio, oppure si correrà il rischio di prendere click di utenti che non hanno alcun reale interesse.

 

IL TESTO

Dare delle regole riguardo al testo è più difficile che per gli elementi che abbiamo già visto, a causa della enorme variabilità che un testo può avere.

Due regole comunque, possono valere come base per la maggioranza dei casi.

La prima è di parlare essenzialmente dei vantaggi che ciò che si pubblicizza comporterà per l’utente. Al riguardo una soluzione particolarmente efficace è utilizzare degli elenchi puntati tipo:

  • vantaggio 1
  • vantaggio 2

Parlare dei vantaggi serve per far leva sull’immaginazione dell’utente e su come si sentirà una volta risposto positivamente all’offerta pubblicizzata.

La seconda regola è mantenere il testo più corto possibile, compatibilmente con quello che si vuole dire. Più un testo è lungo più l’utente “sente faticoso” il doverlo leggere.

Una cosa particolarmente importante su Facebook è come il testo dell’annuncio appare una volta che viene pubblicato, dato che la cosa varia a seconda del dispositivo su cui l’annuncio compare e della posizione nella pagina.

Per questa ragione Facebook, in sede di creazione dell’annuncio, mette a disposizione le diverse anteprime dell’annuncio che lo mostrano nelle diverse rese grafiche.

E’ di essenziale importanza controllare nelle anteprime quanta parte del testo dell’annuncio viene mostrata di default, quanto testo in altre parole l’utente vedrà quando l’annuncio sarà visualizzato.

Questo perché, se il testo supera qualche riga di lunghezza, Facebook non lo mostrerà tutto, ma ne nasconderà la parte in eccedenza.

Per questo bisogna “concentrare” in quelle prime righe del testo la parte più importante dell’annuncio, quella che fa più presa sull’utente, in modo che questi dopo aver letto quelle prime righe espanda poi l’annuncio per leggere le successive.

 

LA CALL TO ACTION

Un altro elemento di ogni annuncio pubblicitario è la “call to action” (chiamata all’azione). E’ quell’elemento che “spinge” l’utente ad effettuare l’azione che lo porta a realizzare l’obbiettivo della campagna.

Se ad esempio l’obbiettivo della campagna è quello di portare l’utente su una pagina di un sito in cui potrà avere informazioni ulteriori su quanto pubblicizzato nell’annuncio, la call to action in questo caso potrà essere qualcosa come “Scopi di più”.

La call to action è importante perché induce l’utente a realizzare una determinata azione dicendogli chiaramente cosa fare e per quale ragione.

Facebook mette a disposizione in fase di creazione dell’annuncio una serie di call to action prestabilite, tra le quali scegliere quella che si ritiene più indicata ed efficace per l’annuncio che si sta realizzando. La call to action viene visualizzata nella parte in basso a destra dell’annuncio, sotto il testo e la foto.

Per aumentare l’efficacia degli annunci molti marketers inseriscono nel testo dell’annuncio, generalmente dopo le prime righe, un link che costituisce una call to action aggiuntiva rispetto a quella messa a disposizione da Facebook.

Questa tecnica risulta spesso efficace perché dà la possibilità all’utente che sta leggendo il testo dell’annuncio di andare direttamente alla pagina di presentazione della proposta, senza dover leggere le altre righe del testo o dover scorrere con lo sguardo verso il basso, alla fine dell’annuncio, dove la call to action di Facebook viene collocata.

 

IL RETARGETING

Come abbiamo visto all’inizio la maggior parte degli utenti che cliccano su una pubblicità Facebook, sono ancora nelle prime fasi del processo di acquisto e quindi sul momento non procedono ad acquistare.

Hanno però una particolarità rispetto agli utenti che non hanno cliccato sull’annuncio. Hanno espresso un interesse nella proposta oggetto della pubblicità. Sono quindi potenziali clienti che non bisogna lasciar sfuggire ma “seguire” per cercare di condurli all’acquisto.

Un modo particolarmente efficace per farlo è la strategia del retargeting. Si tratta di chiedere a Facebook di mostrare a quegli utenti altre pubblicità dello stesso prodotto o servizio. Queste pubblicità successive sono studiate in maniera tale da essere particolarmente efficaci per coloro che già hanno visto una pubblicità del servizio o prodotto e quindi già sanno della sua esistenza.

Detto diversamente si cerca, per quanto possibile, di tenere conto di dove gli utenti si trovano nel processo di acquisto, fornendogli delle comunicazioni complementari alla prima che hanno già visualizzato. Si cerca così di spingerli lungo il processo così da portarli man mano ad acquistare.

Il retargeting è quindi un modo efficace di far “maturare” le mele acerbe a cui si accennava all’inizio, in maniera da sfruttarle e non buttarle via.

 

L’ANALISI E I TEST

Statistiche annunci pubblicitari

L’analisi è una fase essenziale di una campagna pubblicitaria su Facebook (così come su altri canali).

Nell’analisi si studiano tutti i dati che Facebook mette a disposizione per capire cosa funziona nella campagna e cosa deve essere migliorato, in modo da ottenere risultati sempre più soddisfacenti.

Il modo corretto di procedere in una campagna è quindi quello di partire con una impostazione di base e lasciare lavorare la campagna qualche giorno.

Dopo si passa alla fase di analisi e in base a quanto da essa emerge si applicano eventuali modifiche alla campagna per poi lasciarla di nuovo lavorare il tempo necessario.

Poi in una analisi successiva si capirà se ci sono stati miglioramenti e si studieranno le nuove performance ottenute. Il ciclo “modifica e analisi” viene quindi ripetuto in continuazione, sino a che la campagna termina.

La questione dell’analisi è strettamente correlata a quella dei test. Un test è una prova che viene effettuata su un certo elemento della campagna per capire quale tra diverse soluzioni possibili, è quella che ha le migliori performance.

E’ ad esempio possibile testare dell’annuncio il titolo, realizzando ad esempio due annunci che hanno tutti gli elementi uguali tranne il titolo. Nella campagna entrambi gli annunci vengono poi sottoposti agli utenti per un certo periodo di tempo al termine del quale si stabilisce quale dei due titoli ha ottenuti i risultati migliori.

Così come il titolo, è possibile testare qualsiasi altra parte dell’annuncio, come l’immagine o il testo, e anche altri elementi della campagna, quali ad esempio la fascia di età del target.

Per avere dei risultati attendibili è però necessario testare ogni elemento separatamente dagli altri. Se si testano ad esempio due diversi titoli e due diverse immagini per l’annuncio, bisognerà realizzare quattro annunci diversi, ognuno rappresentante una delle quattro combinazioni ottenibili di titolo-testo differenti.

L’attività di testare i diversi elementi è assolutamente essenziale per capire cosa funziona meglio e per ottimizzare man mano la campagna. Questo vale in particolare per le campagne che hanno durate più lunghe, dato che permettono di testare un maggior numero di elementi e/o di impostazioni per singolo elemento.

E’ possibile testare per ogni elemento un qualsivoglia numero di opzioni possibili, ad esempio si possono testare dieci diversi titoli per volta. In pratica però, dato che gli elementi da testare sono molteplici, per evitare di avere un numero troppo elevato di combinazioni complessive, di solito si testano due sole opzioni per singolo elemento. Nel caso del titolo, quindi si testeranno per volta solo due titoli diversi.

Questo tipo di test basato sulle due variazioni, viene chiamato “split test”, ed è il tipo di test in assoluto più comune nel marketing su Facebook così come su altri canali.

Una volta che il test è stato effettuato e i risultati analizzati, si mantiene la soluzione che performa meglio e l’altra si scarta. A questo punto si trova una nuova opzione e la si mette in gara con la prima in un nuovo test, per poi passare all’analisi dei risultati, e il ciclo poi riprende.

Il test viene quindi effettuato in continuazione, sino a che si trova una soluzione che non viene battuta da nessun’altra. Avendo il tempo necessario, procedendo in questa maniera si ottiene la massima ottimizzazione della campagna che è possibile avere.

La strategia dei test è così importante che Facebook in fase di creazione di una campagna pubblicitaria, mette a disposizione una funzionalità che in parte automatizza la gestione dei test, velocizzandone alcune operazioni. Non è comunque obbligatorio utilizzare tale funzionalità per la realizzazione di un test, dato che è sempre possibile procedere in maniera completamente manuale.

La fase di analisi e la strategia dei test, sono elementi essenziali di qualsiasi campagna vincente, ed entrambi si combinano con l’ottimizzazione automatica delle campagne da parte di Facebook di cui parlavamo.

E’ ad esempio possibile realizzare diverse versioni dello stesso annuncio pubblicitario per poi lasciare che sia Facebook a determinare quale è quella vincente e a visualizzarla più frequentemente delle altre per ottenere risultati migliori.

 

CONCLUDENDO

Tutto quello che abbiamo visto è la base su cui costruire una pubblicità su Facebook efficace. Analizzando i vari elementi principali di una pubblicità, così come la strategia generale che deve guidarla, si sarà visto come e perché l’aspetto del marketing è essenziale.

Questo nonostante, come si diceva, venga ignorato da molta della pubblicità fatta su questo social network.

Per ora è tutto. In articoli successivi esamineremo altri aspetti di un’azione pubblicitaria su Facebook, che amplieranno e potenzieranno gli strumenti a disposizione per ottenere una pubblicità di successo.